Biografia

Almo Giambisi nasce a Silandro il 7 febbraio 1938, da genitori emiliani, cosa che contraddistinguerà per tutta la vita il carattere di quest’uomo: cordiale, aperto, disponibile, umano, ma anche individualista, rigoroso, fermo, austero e severo come l’ambiente di montagna nel quale è sempre vissuto. Il padre nel 1939 viene mandato a lavorare in Africa, mentre la madre è in attesa dell’unico fratello e quando nel 1940 scoppierà la guerra tornerà alle terre natie, in Emilia, dove rimarrà con la prole fino al ritorno del padre nel 1946, anno in cui l’intera famiglia Giambisi torna a Merano.

Giuliano Giongo e Almo Giambisi

In adolescenza Almo comincia a praticare sport, per depistare la famiglia che non vuole vada in montagna cosa che naturalmente fa di nascosto, le prime cime sono quelle intorno a Merano, nel 1955 fa le sue prime scalate in Val di Fassa, esordendo con le Torri del Vajolet. I suoi primi compagni di cordata sono: Silvano Fusaro di Merano, che conosce dalle elementari, Gianfranco Presterà e Giuliano Giongo, che lo accompagneranno e condivideranno con lui numerose vette per almeno dieci anni.

Silvano Fusaro con Almo Giambisi

A quell’epoca vengono denominati i ” Corvi di Merano ” per l’abbigliamento nero che li caratterizza, i pantaloni neri erano stati forgiati da un sarto di Merano mentre i calzettoni, anch’ essi neri, erano stati ricavati da un maglione.

Nel 1958 muore il padre in un incidente di caccia ed Almo, essendo primogenito non può fare il servizio di leva,  per aiutare la madre vedova va in Germania dove lavora un anno in un’industria tessile e per un paio d’anni in una miniera di carbone della Rhur. Gli unici momenti in cui può andare ad arrampicare sono quando torna per le ferie, l’attività alpinistica in questo periodo è altalenante, ma comunque sempre presente.
Nel 1961 torna in Val Venosta dove lavora in un’impresa di costruzione fino al 1965 e nello stesso anno sposa Mariangela Bruneri, nipote del famoso Tita Piaz, dalla quale avrà due figlie: Daniela e Nadia.

Il destino lo porta proprio sotto le Torri del Vajolet, e più precisamente al rifugio Vajolet, lì fa la sua prima esperienza da rifugista come gavetta alla futura gestione dell’albergo Col di Lana al Passo Pordoi, che comincerà nel 1967 e terminerà nell’’80. Di tutto questo arco di tempo, in cui il Passo Pordoi grazie alla generosa figura di Almo che ben si prodiga a dare ospitalità ad arrampicatori squattrinati e non, proprio per quella sua voglia di condividere la passione per la montagna, è stato ben raccontato nel libro ” Quelli del Pordoi ” scritto da Alberto Sciamplicotti. Ma in questo lasso di tempo, riesce comunque a concedersi qualche arrampicata e dal’ 73 all’80 compie ben 7 spedizioni: in Africa, in Centro e  Sud America ( in Patagonia nel 1976 è fra gli organizzatori della prima spedizione fassana alla Torre Egger assieme ad  Alfredo Weiss e Carlo Platter) ed in Oriente.

Significativa di quegli anni ed esattamente nel 1969 è la creazione, da parte di Almo Giambisi, dei ” Ciamorces di Fassa ” ( dal ladino ciamorc = camoscio ), dei quali è  l’ideatore coinvolgendo: Carlo Platter, Emilio Talmon, Renzo Planchesteiner e Lodovico Vaia, e ne sarà il primo presidente. Anche questa iniziativa ben si associa alla figura di Almo: aperto di mente che osserva il mondo e lo fa suo, lontano dalla comune ottusità dei piccoli ambienti. Il gruppo, infatti, nasce non tanto in contrapposizione ad altre associazioni già esistenti, come i ” Catores ” della Val Gardena, che ben conosce avendoli frequentati quando ancora risiedeva in Val Venosta, o gli ” Scoiattoli ” di Cortina, ma bensì in unione con queste per condividere e diffondere l’alpinismo in modo corale e collettivo oltre i confini della Val di Fassa.

Il 1980 è un anno importante per Almo, segna la fine dell’epoca del Pordoi, con il divorzio da Mariangela, e l’inizio di un nuovo periodo dove si trova come unico protagonista della propria vita: diventa guida alpina e si dedica a spedizioni alpinistiche in giro per il mondo. Gli anni ottanta sono per Almo gli anni degli ” 8000 “, dell’Himalaya, dell’oriente forse un sogno che finalmente diventa realtà. Nel 1990 inizia la gestione del Rifugio Antermoia, sposa Fiorenza e continua ad arrampicare ed a fare spedizioni extraeuropee fino ad oggi. Nel ’99, per il trentennale dei Ciamorces ad Almo viene l’idea di realizzare un libro sulla loro storia, contatta Dante Colli e dopo una serie d’incontri in presenza anche degli altri componenti del gruppo, si decide per un volume sulla ” Storia dell’alpinismo fassano Dalle prime guide ai Ciamorces di Fassa “, edito da Tamari Montagna Edizioni.

Almo non è solo l’uomo di montagna, è una persona con la quale volentieri ci si ferma a chiacchierare, anche solo della vita, ma non è facile per 9 mesi l’anno, perché l’unico vero momento in cui si può trovare sempre Almo Giambisi è proprio quand’ è al rifugio, qui, infatti, è una costante presenza utile a dar consigli sull’ambiente e sui vari itinerari escursionistici ed alpinistici e buona compagnia capace di intrattenere con qualche bizzarro o avventuroso episodio della sua intensa vita.

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